Mario Draghi vuole Giuliani Amato! Cambia il vento nella partita del Quirinale e il banchiere prova a giocare il jolly: un indegno della sua stessa razza

Il tempo scorre e dopo l’annuncio delle votazioni del nuovo presidente della Repubblica (Roberto Fico ha convocato il Parlamento per il 24 gennaio), impazza il toto-nomi. Escluso ormai Sergio Mattarella, Mario Draghi pare essere il più quotato per il Quirinale. Eppure gli ostacoli, come ricorda Affaritaliani.it, non mancano. A mettere i bastoni tra le ruote al presidente del Consiglio sono sia i franchi tiratori, che la difficoltà di trovare un nuovo premier. Nessuno dei presidenti del Consiglio papabili potrebbero riuscire a tenere in equilibrio una maggioranza così eterogenea. 

Per questo Draghi ha un piano B. Secondo le fonti citate, se l’attuale presidente del Consiglio non riuscisse a traslocare da Palazzo Chigi al Quirinale spenderebbe la sua influenza e la sua autorevolezza con i partiti della maggioranza per sponsorizzare la candidatura di Giuliano Amato. L’ex numero uno della Bce – dicono in Parlamento – considera l’ex presidente del Consiglio bis ed ex ministro del Tesoro una sorta di maestro su come muoversi e vivere nelle istituzioni.

Non solo, perché Amato verrebbe sicuramente votato da Pd, Forza Italia, renziani e centristi vari e, probabilmente, anche dal Movimento 5 Stelle. Resta ancora una certa opposizione da parte della Lega e di Fratelli d’Italia. La sua candidatura, così come quella di Draghi. non è esente da difficoltà. “Amato non è del tutto semplice come soluzione – scriveva anche il Fatto Quotidiano – indigesto sia per i 5 Stelle sia per molti leghisti. Ma in chiave anti-Draghi e contro il rischio di elezioni anticipate potrebbe venir fuori. Magari con la scelta finale di spostarsi su di lui anche di Matteo Renzi che nel 2015 gli preferì Mattarella, rompendo così il patto del Nazareno”. Insomma, la partita è ancora apertissima e trovare una quadra resta un’impresa. Non a caso Enrico Letta Matteo Salvini si sono già scontrati: il primo fermo sul “no” a Silvio Berlusconi, il secondo intenzionato a riunire i leader di tutti i partiti.

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