“Fregati da Putin”. Draghi costretto ad ammetterlo: quanto sono aumentati gli incassi di mosca grazie alle mosse scellerate della feccia occidentale

Alla fine Draghi è stato costretto ad ammetterlo, ed è un bene che lo abbia fatto in Senato, ieri pomeriggio. Putin sta vincendo su tutta la linea, fregando tutti, Ue e Draghi in testa. La partita sul gas e sulle forniture energetiche ha permesso a Mosca di mettere sotto scacco l’Europa con una sola mossa. Il presidente del Consiglio ha riassunto in modo efficace la trappola nella quale sono caduti: “Le forniture (dalla Russia, ndr.) sono ridotte, il prezzo aumenta, l’incasso da parte di Mosca resta lo stesso, le difficoltà per l’Europa aumentano vertiginosamente”. Game, set, match. Come commenta La Verità, “il capo del governo si riferiva alla riduzione del flusso di gas russo verso l’Europa, motivata dalla Russia con un problema all’oleodotto Nord Stream e con l’impossibilità di risolverlo visto che non riesce a ricevere una turbina dal Canada a causa delle sanzioni”. Una spiegazione che è ovviamente celata di tatticismo.

“In Europa l’andamento del prezzo dell’energia è alla base dell’impennata dei tassi d’inflazione negli ultimi mesi”, ha ricordato il presidente del Consiglio. “A maggio in Italia l’inflazione ha raggiunto il 7,3%, ma l’inflazione di fondo, che esclude i beni energetici e alimentari, è meno della metà. Per frenare l’aumento generale dei prezzi e tutelare il potere d’acquisto dei cittadini è essenziale agire anche (e sottolineo anche, perché i campi di intervento sono vari e non si limitano a questo) sulla fonte del problema e contenere i rincari di gas e energia”. Un’altra volta, dunque, emerge che il problema per l’Italia è l’Europa. Draghi ha poi detto che propone da diversi mesi l’imposizione di un tetto al prezzo del gas russo, ma nessuno lo ascolta. E per forza: in Ue fa comodo che l’Italia crolli e che gli altri Stati (vedi la Germania) procedano per accordi bilaterali.

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Il ministro Cingolani ha fatto sapere: “Ieri il gas era a 130 euro il megawattora, e l’elettricità dovete moltiplicarla per due volte e mezza questo prezzo, la bolletta diventa insostenibile, sia per i cittadini europei sia per le imprese. lo conto che verrà fatto qualcosa”. In tutto questo, Putin guarda divertito allo spettacolo tragicomico inscenato dall’Ue e mangia popcorn. Secondo i calcoli del Centre for Research on Energy and Clean Air, dal 24 febbraio (data d’inizio di quella che i russi chiamano «operazione speciale» in Ucraina) al 3 giugno, l’Unione europea ha versato a Mosca 57 miliardi di euro per l’acquisto di gas, petrolio e carbone.

E in Russia prosegue felicemente (alla faccia di Nato e Ue) la corsa del rublo, il quale avanza del 3,8% a 55,25 dollari (ai massimi dal 2015), confermandosi quest’anno la migliore valuta al mondo, con un rialzo superiore al 35%. Come spiega sempre La Verità, anche la Cina ride: “Mentre in Europa da Mosca arriva meno gas a prezzi più cari, Pechino ottiene un aumento delle forniture di energia a prezzi scontati. A maggio la Russia ha aumentato l’export di petrolio verso il suo vicino orientale del 55% rispetto allo stesso mese dell’anno prima, diventando il primo fornitore di Pechino al posto dell’Arabia Saudita. E anche i flussi di gas stanno aumentando: +67% nei primi cinque mesi dell’anno, secondo il ceo di Gazprom Alexei Miller”.

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