Giorgia Meloni deve stare attenta alla magistratura: Belpietro la mette in guardia. Il gioco sporco per far saltare i governi la feccia lo ha sempre lasciato a loro

Maurizio Belpietro per “la Verità”

Giorgia Meloni non ha motivo di preoccuparsi se Roberto Saviano minaccia di lasciare l’Italia. Né credo ci sia ragione perché la leader di Fratelli d’Italia debba temere l’annunciata «resistenza» di Francesca Michielin o di Damiano dei Maneskin. Che le anime belle della cultura e dello spettacolo approfittino di un risultato politico per farsi un po’ di pubblicità a buon mercato, e soprattutto per atteggiarsi a partigiani contro il nuovo fascismo, sono cose già viste in passato.

È accaduto con Berlusconi, ai tempi della sua discesa in campo, quando gli scrittori militanti si dicevano pronti all’esilio pur di sottrarsi alla dittatura del Cavaliere, ma poi nessuno di loro ha mai fatto le valigie. E anche in America, ai tempi di Trump, attori e musicisti si dichiararono intenzionati a espatriare se avesse vinto il puzzone, tuttavia nessuno è mai stato visto salire su un aereo con il solo biglietto di andata.

Però, se Giorgia Meloni può dormire sonni tranquilli nonostante le manifestazioni di puro odio di cui è oggetto, dovrebbe guardarsi le spalle da chi invece di insultarla tace, ma non per questo è da considerarsi innocuo. Vi chiedete a chi alluda? A quei poteri veri che in Italia sono in grado di ribaltare anche un risultato elettorale così chiaro e netto come quello di domenica scorsa. Penso ai vertici istituzionali, che grazie al loro ruolo possono influenzare e condizionare l’azione di ogni governo.

Ma soprattutto, guardo all’unica vera opposizione che potrebbe ostacolare il mandato che Giorgia Meloni ha ricevuto dagli italiani, ovvero la magistratura. Parliamoci chiaro: il Pd è uscito con le ossa rotte dalle elezioni e se adesso pensa di sostituire Enrico Letta con Elly Schlein, ultima figurina del cliché progressista, auguri.

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Quanto ai 5 stelle, ora cantano vittoria perché non sono spariti dal Parlamento come rischiavano, ma la loro non è certo una riscossa, semmai una ritirata che ha consentito di limitare i danni. No, non è certo la sinistra che la probabile nuova presidente del Consiglio deve temere, ma l’unico partito che non ha smobilitato, ovvero quello delle toghe, che da sempre si oppone a qualsiasi forza politica non gli lisci il pelo e, soprattutto, il solo in grado di bloccare ogni riforma.

Non parlo solo di quella della Giustizia che, come si è visto, se non piace alla magistratura viene sempre resa inoffensiva. Penso anche alle molte leggi che pur partendo con buone intenzioni poi finiscono per impantanarsi nelle peggiori, disinnescate da interpretazioni giuridiche a dire poco ardite, trascinate davanti alla Corte costituzionale oppure platealmente non applicate, come è capitato spesso con quelle che riguardano l’immigrazione.

Sì, la magistratura rischia di essere l’unica vera opposizione al governo. Intendiamoci, non credo affatto che i diecimila magistrati in servizio nei tribunali italiani la pensino tutti come Nicola Fratoianni. La maggioranza delle toghe è seria, preparata e rispettosa della legge. Purtroppo, a rappresentarla sono altri, al punto che il Csm, ovvero il Consiglio superiore della categoria, si è trasformato in un vero contropotere, che spesso si oppone al governo e anche al Parlamento.

Forse a qualcuno sarà sfuggito, ma nei giorni scorsi, dopo lo scandalo Palamara, l’organismo ha rinnovato i propri vertici, eleggendo i nuovi componenti, un rinnovo del Consiglio che, ancora una volta, ha visto prevalere la componente di sinistra. In totale, i togati che appartengono ad Area e a Magistratura democratica sono dodici, ma a loro potrebbero unirsi altri esponenti ritenuti in bilico.

In altre parole, anche le ultime elezioni ci hanno restituito un Csm che pende a sinistra e che in questa legislatura potrebbe opporsi alle riforme (il comunicato diffuso ieri dalla componente progressista lo lascia intendere), impedendo il rinnovamento della Giustizia, indispensabile per consentire al Paese di funzionare meglio. Occhio, non sto chiedendo che il Consiglio superiore della magistratura rispecchi la composizione del Parlamento così come è uscita dalle elezioni, né che i giudici siano sottomessi al potere politico, ma quanto meno che non lo intralcino.

E a questo punto c’è un solo modo perché ciò non avvenga ed è che le Camere votino componenti non togati che non siano di sinistra. Montecitorio e Palazzo Madama esprimono 10 consiglieri laici e questi potrebbero fare la differenza se non finissero, come sempre è accaduto, a dar man forte alla componente rosso-verde della magistratura.

Nell’ultima consiliatura, il Pd, nonostante avesse perso le elezioni, riuscì a piazzare un proprio parlamentare alla vicepresidenza. E se si sfogliano le composizioni del Csm del passato, si scopre che spessissimo il numero due è stato di sinistra o della sinistra dc, che in qualche caso è stato anche peggio. Oggi, nonostante la débâcle, il centrosinistra ci riprova, e dopo il renziano David Ermini, sulla rampa di lancio ci sarebbe Massimo Luciani. Se vuole, Giorgia Meloni sa come evitarlo.

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